Elettromagnetometro
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Elettromagnetometro

L'utilizzo dello'elettromagnetometro, come strumento di ricerca in campo archeologico ed ambientale, è ampiamente documentato da una vasta letteratura scientifica.

Le tecniche elettromagnetiche per la misura della resistività (o più propriamente della conducibilità che è il suo reciproco) sono note da tempo (Keller G.V. e Frischknecht 1966, Wait J.R. 1962).

La strumentazione di misura è solitamente composta da due bobine: la prima, percorsa da una corrente alternata a frequenza audio, genera un campo magnetico primario, la cui variazione induce a sua volta delle correnti elettriche di bassa intensità nel terreno. Queste ultime creano un campo magnetico secondario Hs, che viene misurato dalla spira ricevente assieme al primario Hp.

Il campo Hs è funzione dello spazio tra le due spire, della frequenza alla quale operiamo e della conduttività del terreno; e lavorando in certe condizioni definite tecnicamente “per bassi valori del numero di induzione” questa relazione si semplifica molto diventando:

Hs= campo magnetico secondario nella spira ricevente

Variando la distanza tra le spire o la frequenza nella spira trasmittente si trovano valori di conducibilità apparente riferibili a diverse profondità d’indagine.

In questo modo è possibile ottenere delle verticali di resistività (o conducibilità) che opportunamente trattati (inversione dei dati) possono fornire indicazioni sulla natura del sottosuolo o l’eventuale presenza di corpi anomali, come possono essere murature interrate, antichi basolati stradali, vasellame, corpi metallici o ordigni bellici.

Conoscendo i valori di resistività apparente per diverse frequenze o per diversi valori di s (spazio fra le due bobine) in diversi punti di stazione lungo una sezione è possibile ottenere, grazie ad appropriati programmi d’inversione, un modello del sottosuolo dove è possibile associare i relativi valori di resistività reale e spessore.

Vengono illustrati alcuni lavori eseguiti e l'Elettromagnetometro in dotazione “PULSE STAR II”, utilizzato sia in applicazioni in superficie che in foro.